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“L’idea è quella di offrire un servizio specialistico orientato al benessere psicologico e all’intervento nel campo dell’autismo”

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Si può uscire dallo spettro autistico?

Il momento in cui il proprio figlio riceve la diagnosi di disturbo dello spettro autistico è carico di emozioni e può prefigurarsi come un periodo molto stressante.

È possibile che, soprattutto nei casi in cui i sintomi dell’autismo siano lievi, il genitore non accetti la diagnosi o abbia la speranza che il clinico si sbagli.

Il genitore può sperare poi che con la crescita il figlio superi i sintomi dell’autismo.

Il disturbo dello spettro autistico è considerato attualmente una diversità neurobiologica, non una malattia. Questo significa che non può essere una condizione transitoria.

Ci sono però dei modi per rendere compatibile l’autismo con le sfide quotidiane della vita.

Predisposizione

L’autismo è una condizione dalle mille sfaccettature, infatti esistono diversi livelli di compromissione con cui questo disturbo può manifestarsi. I sintomi possono variare da lievi a gravi e sono organizzati lungo un continuum. Alcuni bambini possono avere delle situazioni mediche o patologie associate molto complesse che influenzano la gravità della situazione. Sono dunque possibili un’infinità di declinazioni ed espressioni, che nei casi più lievi, è possibile che si confondano con una “normalità eccentrica” o manifestazioni sub cliniche.

È possibile che una persona non rientri più nei criteri diagnostici che caratterizzano attualmente la diagnosi di disturbo dello spettro autistico, ma permane la sua “neurodiversità”.

Nella comunità scientifica infatti non si discute di “guarigione”, intesa come “ritorno ad una condizione normale o di salute”, ma si può osservare una condizione di miglioramento, caratterizzata dall’acquisizione di diverse abilità, che garantisce una buona qualità di vita.

Questo significa che i sintomi dell’autismo, individuati attraverso un processo diagnostico precoce ed un intervento terapeutico mirato, possono ridursi di intensità e frequenza.

Quindi un bambino con diagnosi di disturbo dello spettro autistico con dei sintomi lievi durante la crescita, in un ambiente di vita favorevole e con il giusto intervento, può migliorare le sue capacità di socializzare, di conversare, di comprendere i pensieri e i sentimenti propri e degli altri.
Le persone che migliorano possono rimanere “socialmente ingenue” ed essere predisposte a sviluppare ansia e depressione in età adulta in misura maggiore rispetto alla popolazione.

Dunque non esiste una “cura” per l’autismo, ma esistono molte tecniche e attività psico-educative che possono aiutare il bambino nel suo cammino verso una maggiore indipendenza e in generale una qualità di vita migliore. Infatti per le persone con la diagnosi di disturbo dello spettro autistico esiste una prospettiva di miglioramento, in quanto queste risultano sensibili al trattamento. Lavorare sulla globalità della persona, non tralasciando gli aspetti socio-relazionali, cognitivi e comportamentali rappresenta il punto chiave della terapia. Questi stessi aspetti possono rappresentare gli indicatori di una evoluzione positiva del disturbo.
Aumentare le abilità e le competenze della persona dà la possibilità a questa di affrontare la vita al meglio in relazione alle sue competenze.

L’intervento psicoeducativo viene individualizzato a partire dalle peculiarità della persona stessa e condiviso con tutti i cargiver (familiari, educatori e insegnati).

La scelta di quale intervento è un interrogativo che si pongono molti genitori. La risposta è legata a molte variabili che dipendono anche da fattori quali le possibilità offerte dal territorio e le caratteristiche della persona. Riguardo le tecniche di intervento è possibile orientarsi verso quelle maggiormente promettenti ed “evidence based”, ovvero sottoposte a sperimentazioni controllate.

Molto importante è l’avvio il più precocemente possibile di un intervento specifico per i bambini.

La diagnosi precoce rappresenta una sfida importante poiché rappresenta la possibilità di iniziare gli interventi in un’età dove alcuni processi di sviluppo possono venire modificati. Infatti la possibilità di accedere ad interventi precoci e mirati si traduce nella possibilità di progressi significativi sul piano cognitivo, emotivo e sociale.

Riconoscimento della patologia

Dal gennaio 2017 l’autismo viene riconosciuto per la prima volta come patologia rientrante fra i nuovi LEA – Livelli Essenziali di Assistenza – dunque aventi diritto alle prestazioni e i servizi erogati dal Sistema sanitario nazionale.

Questo permetterà a questi bambini una assistenza di qualità e sempre aggiornata, includendo l’inserimento sociale e scolastico del bambino e il sostegno alla famiglia. In tale situazione assume un ruolo fondamentale lo psicologo specializzato in interventi per lo spettro autistico, che possa guidare e accompagnare la famiglia in questo lavoro di riabilitazione.

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